FUTURISMO

“…E gli occhi grifagni di Mafarka contemplavano con desiderio le cupole verdi delle moschee, che luccicavano di riflessi cangianti, nelle loro illusorie piroette, quali dervisci aggiratori, vestiti di vento sotto l’alto cappello aguzzo che canta. Ad un tratto, un minareto celeste balzò prodigiosamente al di sopra delle loro teste, come un ginnasta ambizioso, scoccando lontanissimo nel bianco cielo del crepuscolo, il grido del muezzin…”

MAFARKA IL FUTURISTA – Filippo Tommaso Marinetti (1909)

“…Mafarka si sentì avvolto nell’ alito balsamico e dolce di quell’ isola, il profilo enorme della quale si rifletteva bizzarramente nel mare, producendo l’ illusione d’ un tempio dalla facciata nerastra che danzasse, elastico, sull’ acqua, con la sua agile flora di marmo e coi suoi pilastri febbrili…”

MAFARKA IL FUTURISTA – Filippo Tommaso Marinetti (1909)

…Mafarka si sentiva intorno e sul capo la penombra sacra di una moschea dalle volte incommensurabili, che da ogni sua vetrata, formata da una nuvola luminosa, mandasse uno sfolgorio di gioielli. I fumi violetti dei lontani villaggi salivano come piloni rizzati a sostenere la cupola del cielo, che andava stellandosi… Ma distanze sì grandi li separavano, che la volta dello zenit sembrava reggersi per prodigio…”

MAFARKA IL FUTURISTA – Filippo Tommaso Marinetti (1909)

SOBBORGO DI MILANO – Umberto Boccioni (1910)

 

Una casina di cristallo

Non sogno più castelli rovinati,
decrepite ville abbandonate,
dalle mura tutte crepate
dove ci passa il sole.
Non palazzi provinciali
disabitati,
dalle porte polverose,
dalle vetrate colorate,
dalle finestre ferrate,
non più.
Non più colli soleggiati,
non cime di montagne,
isole luminose,
non più.

Non solitarie vie
infinite polverose
dove sfogare tutte le mie malinconie.
Mi son venute a noia
tutte queste cose.
Non prati sconfinati
ricoperti di margherite,
circondati di stupore.
Non parchi bagnati di dolore.
Non fontane, non cancelli,
attonite folle mute
non più;
non più il croscio dei ruscelli
rapito ascoltare
all’ombre solitarie,
non le grida degli uccelli,
non più.
Sogno tutt’altre cose
che con queste non àn nulla che fare.
Non me ne dovete volere
oggi ò cambiato parere.

lo sogno una casina di cristallo
proprio nel mezzo della città,
nel folto dell’abitato.
Una casina semplice, modesta,
piccolina, piccolina,
tre stanzette e la cucina.
Una casina
come un qualunque mortale
può possedere,
che di straordinario non abbia niente,
ma che sia tutta trasparente:
di cristallo.
Si veda bene dai quattro lati la via
e di sopra bene il cielo
e che sia tutta mia…

 

UNA CASINA DI CRISTALLO – Aldo Palazzeschi (1913)

 

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