IPERMODERNISMO – IPEREALISMO – QUI E ORA

“…Non disse altro. Dopo aver entrambi finito di pranzare ci indirizzammo lungo la via che costeggia il porto. Non ci fu neanche bisogno che mi chiedesse di seguirlo. Arrivammo in un atrio di un palazzo quasi fantasma, un condominio dormitorio. Salimmo al terzo piano dove c’ era l’unica casa di studenti sopravvissuta. Stavano mandando via tutti per lasciare spazio al vuoto. Nelle case non doveva esserci più ulla. Nè armadi, nè letti, nè quadri, nè comodini, neanche pareti. Doveva esserci solo spazio, spazio per i pacchi, spazi per gli enormi armadi di cartone, spazio per le merci. In casa mi assegnarono una specie di stanza. Meglio definibile come uno stanzino con lo spazio appena necessario per un letto e un armadio. Non si parlò di mensile, di bollette da spartie, di connessioni e allacci telefonici. Mi presentarono a quattro ragazzi, miei coinquilini e tutto fini lì. Mi spiegarono che nel palazzo era l’ unica casa realmente abitata e che serviva per dare alloggio a Xian, il cinese che controllava “i palazzi”. Non dovevo pagare alcun fitto, ma mi chiesero di lavorare ogni fine settimana nelle case-magazzino. Ero andato per cercare una stanza, trovai un lavoro. Di mattina si abbattevano le pareti, la sera si raccoglievano i resti di cemento, parati e mattoni. Si cumulavano le macerie in normali sacchi d’ immondizia. Buttare giù un muro genera rumori inaspettati. Non di sasso colpito ma come di cristalli gettati giù da un tavolo con una manata. Ogni casa diveniva un magazzino senza mura. Non so spiegarmi come il palazzo dove ho lavorato possa ancora stare in piedi. Più volte abbiamo abbattuto diversi muri maestri, consapevoli di farlo. Ma serviva lo spazio per la merce e non c’è equilibrio di cemento da conservare dinanzi alal conservazione dei prodotti…”

GOMORRA – R. Saviano (2006)

 

“…Tra cubi di cemento armato, strade lacerate, tombini occlusi e illuminazione sporadica il boss delle Case Celesti era riuscito a strappare una parte di territorio e organizzarlo come un angolo di montagna. Aveva fatto costruire una villa di legno prezioso con nel giardino la palme libiche, le più costose. Qualcuno dice che era stato per affari in Russia ed era stato ospitato in una dacia, innamorandosene. E allora niente e nessuno poteva impedire a Gennaro Marino di far costruire nel cuore di Secondigliano una dacia, simbolo della forza dei suoi affari e ancor più promessa di successo per i suoi guaglioni che se sapevano come comportarsi prima o poi avrebbero potuto raggiungere quel lusso, anche alla periferia di Napoli, anche nel margine più cupo del Mediterraneo. Ora della dacia rimane solo lo scheletro di cemento e i legno carbonizzati…” 

GOMORRA – R. Saviano (2006)

 

“…Una villa spuntata dal nulla in via Cupa dell’ Arco, vicino alla casa di famiglia dei Di Lauro. Un’ elegante masseria del Settecento, ristrutturata come una villa pompeiana. Impluvium, colonne, stucchi e gessi, controsoffittature e scalinate. Una villa di cui nessuno sospettava l’ esistenza. Nessuno conosceva i proprietari formali, i carabinieri stavano indagando ma nel quartiere nessuno avevi dubbi. Era per Cosimo. I carabinieri scoprirono la villa per caso, superando le spesse mura di cinta, trovarono dentro alcuni operai che appena videro le divise scapparono. La guerra non aveva permesso che la villa fosse ultimata, che fosse riempita di mobili e quadri, che divenisse la reggia del reggente, il cuore d’oro del corpo marcescente dell’ edilizia di Secondigliano…”

GOMORRA – R. Saviano (2006)

“…Ormai il mondo è piccolo come un pugno, il denaro ha sconfitto la geografia; in millesimi di secondo, nell’ etere, si spostano capitali e si invertono fortune; un click del mouse e sorgono palazzi di vetro in periferie desolate – palazzi che resteranno vuoti perchè la loro unica funzione è riciclare l’ immaginario. Neonate metropoli cinesi condizionano lo squallore di antichi centri siderurgici; non più centro nè periferia, segni urbani disarticolati si fanno beffe di patria e territorio. Non è vero che gli aeroporti siano dei non-luoghi: che si presentino come infiochettate capsule del lusso o come casermette ai margini del deserto, con gigantografie di sceicchi inturbantati o con la scritta bella in mostra “advertising space available”, sono il luogo perfetto per chi è scontento di sè...”

RESISTERE NON SERVE A NIENTE – W. Siti (2012)

“…Fermo al centro della stanza, lasca vagare lo sguardo. Il salotto, al piano terra, è arredato con ricercata essenzialità. Dua divani capitonnè in pella nera e, davanti alle finestre, una poltrona anch’ essa di pelle in diagonale, a riequilibrare la prevalenza delle linee perpendicolari. Sulla parete opposta all’ ingresso, una serigrafia di Piet Mondrian che Massimo ha sempre amato per l’ armonia, la nitidezza dei tratti, le dominanti cromatiche delle superfici, gli schermi di quadrati e rettangoli. Tre riquadri rossi, otto gialli, sei blu, ventiquattro bianchi. Composition in red yellow blue. 1921. Nel silenzio risuona il ticchettio dell’ orologio sul caminetto: le lancette segnano trenta minuti dopo le ventitrè. Tra i rami dell’ albero di Natale riesce a distinguere le sfere in finiture perlate di Harrods, i festoni della Winter Collection Frontgate, i cristalli di Swaroski che riflettono il lampeggiare multicolore. Le decorazioni gli ricordano le pagine di qualche rivista d’ arredamento: non c’è nulla di intimo nella perfezione di quegli accostamenti…”

DIAVOLI – G. M . Brera (2014)

PAESAGGIO – R. Rapacioli (2016)

BLOCCO 181 – Regia di Giuseppe Capotondi (2022)

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