NEOREALISMO

PAESAGGIO DI CITTA’ – R.Birolli (1930)

“…Mentre aspettavo mi guardavo intorno: l’intonaco scabro nella luce, un ciuffo d’ erba sul terrazzo contro il cielo, il gran silenzio meridiano. Nello strepito del carro che s’ allontanava, pensai che quelli per Oreste erano luoghi familiari, c’era nato e cresciuto, dovevano dirgli chissà che. Pensai quanti luoghi ci sono nel mondo che appartengono cosi a qualcuno, che qualcuno ha nel sangue e nessun altro li sa. Ritoccai con mano la porta…”

IL DIAVOLO SULLE COLLINE – C.Pavese (1948)

“…Il primo giorno che si arriva in un luogo è difficile dormici, se anche tutti vanno a fare la siesta. Mentre la casa si assopiva e dappertutto nelle stanze brusivano mosche, discesi la scala di pietra e passai in cucina, donde veniva un tonfo sordo come di culla, e un parlottare. Ci trovai una delle sorelline e la mamma di Oreste, che a maniche rimboccate impastava con vigore sul tavolo aperto. Una vecchia, a una tinozza, lavava dei piatti. Mi sorrisero e dissero che preparavano cena.  Cosi presto? – esclamai. La vecchia dalla tinozza si voltò con un sorriso sdentato. – A mangiare si fa presto – gracchiò…”

IL DIAVOLO SULLE COLLINE – C.Pavese (1948)

LADRI DI BICICLETTE – V. De Sica (1948)

PAESAGGIO DELL’ ASPRA – R.Guttuso (1950)

 

“…Da Monteverde Vecchio ai Granatieri la strada è corta: basta passare il Prato, e tagliare tra le palazine in costruzione intorno al viale dei Quattro Venti: valanghe d’ immondezza, case non ancora finite e già in rovina, grandi sterri fangosi, scarpate piene di zozzeria. Via Abate Ugone era a due passi. La folla giù dalle stradine quiete e asfaltate di Monterverde Vecchio, scendeva tutta in direzione dei Grattacieli: già si vedevano anche i camion, colonne senza fine, miste a camionette, motociclette, autoblinde. Il Riccetto s’imbarcò tra la folla che si buttava verso i magazzini…” 

RAGAZZI DI VITA – P.Pasolini (1955)

“…Dietro il Parco Paolino e la facciata d’oro di San Paolo il Tevere scorreva al di là di un grande argine pieno di cartelloni: e era vuoto, senza stabilimenti, senza barche, senza bagnanti, e a destra era tutto irto di gru, antenne e ciminiere, col gasometro enorme contro il cielo, e tutto il quartiere di Monteverde, all’ orizzonte, sopra le scarpate putride e bruciate, con le sue vecchie villette come piccole scatole svanite nella luce. Proprio li sotto c’erano i piloni di un ponte non costruito con intorno l’acqua sporca che formava dei mulinelli; la riva verso San Paolo era piena di canneti e di fratte. Il Riccetto e Marcello vi scesero in mezzo di corsa e arrivarono sotto il primo pilone, sull’ acqua. Ma il bagno se lo fecero più a mare, un mezzo chilometro più in giù, dove il Tevere cominciava una lunga curva…”

RAGAZZI DI VITA – P.Pasolini (1955)

 

“…Trovarono la Elina in mezzo alle ombre di cui era la regina, dietro i praticelli lerci pieni di montarozzi per dove i tram facevano il giro, qualche stradetta tutta buche, in uno spiazzo dominato dalle immense ombre di due o tre grattacieli in costruzione, di dietro, e di fronte da uno già costruito, ma ancora senza strade o cortili davanti, abbandonato tra l’erbaccia e il pattume. L’enorme scatolone con tutte le finestre illuminate, s’alzava solo in mezzo al cielo, dove qualche stella tristemente brillucicava. La Elina stava rintanata là dietro, vicino ai reticolati o le fratte che circondavano i terreni lottizzati, ridotti ancora a enormi depositi d’immondezza, con intorno o in mezzo qualche tugurio e qualche mucchio di breccia…”

RAGAZZI DI VITA – P.Pasolini (1955)

VEDUTA DI BAGHERIA – R. Guttuso (1985)

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