POSTMODERN – POP – BEAT

“…Bè, mi portarono giù per la strada alla casa di zia Gastonia, è una vecchia casa strapiena perchè ci sono undici, dodici persone che ci vivono, dal bambino più piccolo su fino al vecchio nonno Jelkey che siede all’ interno della casa completamente cieco e vecchio. Non è come la casa del nonno in nessun modo. Tutte le finestre sono oblique e c’è un grande camino di mattoni, e la veranda va tutt’ intorno la casa e ci sono delle sedie e bucce di cocomeri e sabbia tanto che non le si poteva evitare. Caspita io non avevo mai visto tante mosche da quanto ero nato e quella casa ne era piena. No, non voglio stare qui. Alberi nel cortile, e ciliegi, e una bella altalena, ma ci sono sei, sette bambini che strillano ed emettono grida spezzate e i porci non sono belli come quelli del nonno. Non avevo mai visto niente di cosi noioso. Non voglio stare qui. Non ho un posto per dormire se non in un letto diviso con tre, quattro ragazzini, e non posso dormire con i loro gomiti sulla faccia…”

PIC – J. Kerouac (1948)

 

“…Un ragazzo come me non ha un posto dover dormire a meno che non stia dov’è, e io sicuramente non volevo più stare a casa di zia Gastonia, ma siccome non c’era posto da nessuna parte per me se non quella misera casa m’ incamminai indietro attraverso i boschi neri, sissignore, eccola zia Gastonia che mi aspetta alzata con la lampada a olio in cucina…”

PIC – J. Kerouac (1948)

“…Ma non è cosi piacevole per me, proprio per niente, perchè non mi piace stare in casa della zia Gastonia un altro minuto, un’ altra notte, un altro po’, nè andare in nessuna BUONA CASA come mr. Otis diceva, nè vedere mio fratello andarsene via cosi, solo e triste giù per la strada come ha fatto…”

PIC – J. Kerouac (1948)

DO IT YOURSELF SEASCAPE – A. Warhol (1962)

 

DO IT YOURSELF LANDSCAPE – A. Warhol (1962)

DISCOVERY OF THE TRUE CROSS – B. Thompson (1966)

PREPARATORY DRAWING FOR IN MEMORY OF MY FEELINGS – l. Rivers (1967)

VERONA BEAT – I gatti di vicolo miracoli (1979)

“…Era una bella mattina di fine novembre. Nella notte aveva nevicato un poco, ma il terreno era coperto di un velo fresco non più alto di tre dita. al buoi, subito dopo laudi, avevamo ascoltato la messa in un villaggio a valle. Poi ci eravamo messi in viaggio verso le montagne, allo spuntar del sole. Come ci inerpicavamo per il sentiero scosceso che si snodava intorno al monte, vidi l’ abbazia. Non mi stupirono di essa le mura che la cingevano da ogni lato, simili ad altre che vidi in tutto il mondo cristiano, ma la mole di quello che poi appresi essere l’ Edificio. Era questa una costruzione ottagonale che a distanza appariva come un tetragono (figura perfettissima che esprime la saldezza e l’imprendibilità della città di Dio), i cui lati meridionali si ergevano sul pianoro dell’ abbazia, mentre quelli settentrionali sembravano crescere dalle falde stesse del monte, su cui si innervavano a strapiombo. Dico che in certi punti, dal basso, sembrava che la roccia si prolungasse verso il cielo, senza soluzione di tinte e di materia, e diventasse a un certo punto mastio e torrione (opera di giganti che avessero gran familiarità e con la terra e con il cielo). Tre ordini di finestre dicevano il ritmo trino della sua sopraelevazione, cosi che ciò che era fisicamente quadrato sulla Terra, era spiritualmente triangolare nel cielo. Nell’ appressarvici maggiormente, si capiva che la forma quadrangolare generava, a ciascuno dei suoi angoli, un torrione eptagonale, di cui cinque lati si protendevano all’ esterno – quattro dunque degli otto lati dell’ ottagono maggiore generando quattro eptagoni minori, che all’ esterno si manifestavano come pentagoni. E non è chi non veda l’ ammirevole concordia di tanti numeri santi, ciascuno rivelante un sottilissimo senso spirituale. Otto il numero della perfezione d’ ogni tetragono, quattro il numero dei vangeli, cinque il numero delle zone del monto, sette il numero dei doni dello Spirito Santo. Per la mole, e per la forma, l’ Edificio mi apparve come più tardi avrei visto nel sud della penisola italiana Castel Ursino o Castel dal Monte, ma per la posizione inaccessibile era di quelli più tremendo, e capace di generare timore nel viaggiatore che vi si avvicinasse a poco a poco. E fortuna che, essendo una limpidissima mattinata invernale, la costruzione non mi apparve quale la si vede nei giorni di tempesta. Non dirò comunque che essa suggerisse sentimenti di giocondità. Io ne trassi spavento, e una inquietudine sottile. Dio sa che non erano fantasmi dell’ animo mio immaturo, e che rettamente interpretavo indubitabili presagi iscritti nella pietra, sin dal giorno che i giganti vi posero mano, e prima che la illusa volontà dei monaci ardisse consacrarla alla custodia della parola divina…” 

IL NOME DELLA ROSA – U. Eco (1980)

“…L’aula aveva una volta altissima e finestre gotiche (non ho mai capito perchè in un palazzo barocco) e vetrate verdi…”

 

FOUR ROOMS – Q. Tarantino (1995)

“…L’ aula aveva una volta altissima e finestre gotiche (non ho mai capito perchè in un palazzo baracco) e vetrate verdi…”

NUMERO ZERO – U. Eco (2015)

FIGHT CLUB “Scena Ikea” – Diretto da David Fincher (1999)

L’ASSASSINIO DI GIANNI VERSACE SERIE TV “Villa Casuarina” – Diretto da Alexander e Karaszewski (2016)

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