SURREALISMO

“…Soltanto verso il crepuscolo Gregor si svegliò dal suo sonno pesante, simile a un deliquio. Di certo si sarebbe svegliato di lì a poco anche senza rumori, perchè si sentiva sufficientemente riposato e aveva dormito abbastanza; tuttavia gli parve di essere svegliato da un passo furtivo e da un cauto chiudersi della porta che conduceva nell’anticamera. La luce delle lampade elettriche della strada si rifletteva pallida qua e là sul soffitto e sulle parti superiori dei mobili, ma sotto, dove stava Gregor, era buio. Lentamente, tastando ancora goffamente con le sue antenne, che ora imparava ad apprezzare, si spinse verso la porta per vedere che cosa fosse accaduto di là. Il suo fianco sinistro sembrava ridotto ad un’ unica, lunga cicatrice, che tirava sgradevolmente, ed egli fu costetto a zoppicare sulle sue due file di zampette. Una di esse era rimasta gravemente ferita nel corso degli avvenimenti della mattinata – era quasi un miracolo che ne fosse rimasta ferita solo una – e si trascinava inerte dietro le altre…”

LA METAMORFOSI – F. Kafka (1915)

…Ma la stanza alta e spaziosa in cui era costretto a giacere disteso sul pavimento, gli metteva angoscia senza che riuscisse a comprenderne la ragione: in fondo era la stanza che lui abitava da cinque anni. Con un movimento quasi inconscio e non senza un leggero senso di vergogna, si rifugiò sotto il divano, dove, malgrado il dorso un po’ compresso e l’impossibilità di sollevare il capo, si sentì subito a proprio agio e rimpianse solo che il suo corpo fosse troppo grosso per poter trovare un rifugio li sotto…

LA METAMORFOSI – F. Kafka (1915)

“…Era sera tardi quando K. arrivò. Il villaggio era sommerso dalla neve. Non si vedeva nulla della collina del Castello, avvolta com’era dalla nebbia e dall’oscurità, non un barlume di luce che indicasse il grande Castello. K. rimase a lungo sul ponte di legno che conduce dallo stradone al villaggio, a guardare il vuoto apparente…”

IL CASTELLO – F. Kafka (1926)

IL MIO VESTITO E’ APPESO LI’ – Frida Kahlo (1933)

ECO MORFOLOGICA – S.Dalì (1934)

“…Al centro di Fedora, metropoli di pietra grigia, sta un palazzo di metallo con una sfera di vetro in ogni stanza. Guardando dentro ogni sfera si vede una città azzurra che è il modello d’ un’ altra Fedora. Sono le forme che la città avrebbe potuto prendere se non fosse, per una ragione o per l’altra, dicentata come oggi la vediamo. In ogni epoca qualcuno, guardando Fedora qual era, aveva immaginato il modo di farne la città ideale, ma mentre costruiva il suo modello in miniatura già Fedora non era più la stessa di prima, e quello che fino a ieri era stato un suo possibile futuro ormai era solo un giocattolo in una sfera di vetro…”

LE CITTA’ INVISIBILI – I. Calvino (1972)

“…Se Armilla si cosi perchè incompiuta o perchè demolita, se ci sia dietro un incantesimo o solo un capiriccio, io lo ignoro. Fatto sta che non ha muri, nè soffitti, nè pavimenti: non ha nulla che la faccia sembrare una città, eccetto le tubature dell’ acqua, che algono verticali dove dovrebbero esserci le case e si diramano dove dovrebbero esserci i piani: una foresta di tubi che finiscono in rubinetti, docce, sifoni, troppopieni. Contro il cielo biancheggia qualche lavabo o vasca da bagno o altra maiolica, co me frutti tardivi rimasti appesi ai rami. Si direbbe che gli idraulici abbiano compiuto il loro lavoro e se ne siano andati prima dell’ arrivo dei muratori; oppure che i loro impianti, indistruttibili, abbiano resistito a una catastrofe, terremoto o corrosione di termiti…”

LE CITTA’ INVISIBILI – I. Calvino (1972)

“…Gli antichi costruirono Valdrada sulle rive d’u lago con case tutte verande una sopra l’altra e vie alte che affacciano sull’ acqua i parapetti a balaustra. Cosi il viaggiatore vede arrivando due città: una diritta sopra il lago e una riflessa capovolta. Non esiste o avviene cosa nell una Valdrada che l’altra Valdrada non ripeta, perchè la città fu costruita in modo che ogni suo punto fosse riflesso dal suo specchio, e la Valdrada giù nell’ acqua contiene non solo tutte le scanalature e gli sbalzi delle facciate che s’ elevano sopra il lago ma anche l’ interno delle stanze con i soffitti e i pavimenti, la prospettiva dei corridoi. gli specchi degli armadi…”

LE CITTA’ INVISIBILI – I. Calvino (1972)

“…Dopo aver marciato sette giorni attraverso boscaglie, chi va a Bauci non riesce a vederla ed è arrivato. I sottili trampoli che s’ alzano dal suolo a gran distanza l’ uno dall’altro e si perdono sopra le nubi sostengono la città. Ci si sale con scalette. A terra gli abitanti si mostrano di rado: hanno già tutto l’ occorrente lassù e preferiscono non scendere. Nulla della città tocca il suolo tranne quelle lunghe gambe da fenicottero a cui si appoggia e, nelle giornate luminose, un’ ombra traforata e angolosa che si disegna sul fogliame. Tre ipotesi si danno sugli abitanti di Bauci: che odino la Terra; che la rispettino al punto d’ evitare ogni contatto; che la amino com’ era prima di loro e con cannocchiali e telescopi puntati in giù non si stanchino di passarla in rassegna, foglia a foglia, sasso a sasso, formica per formica, contemplando affascinati la propria assenza…”

LE CITTA’ INVISIBILI – I. Calvino (1972)

 

 

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